ORTO BOTANICO DI URBINO
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI "CARLO BO"

cartina dell'orto

Visita all´Orto botanico

Facciata e atrio d’ingresso principale

La facciata dell’Orto, costruita tra gli anni 1848-51, era stata attribuita, per analogie architettoniche e strutturali, all’architetto Vincenzo Ghinelli di Senigallia autore del teatro di Urbino. Il ritrovamento di una serie di documenti (Giomaro G. 2004), testimonia invece che la facciata fu opera dell’Ing. Ercole Salmi, discepolo del Ghinelli, che aveva seguito all’epoca diverse pratiche riguardanti alcune fasi di ristrutturazione dell’Orto e fu anche artefice di una bellissima planimetria conservata presso l’Archivio di Urbino. L’edificio di stile neo-classico che si affaccia in via Bramante a fianco della fontana dedicata a papa Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini), fu eseguito in mattoni di cotto dipinti con vernice ad olio. Ai lati dell’arcata, in posizione un po’ arretrata si inseriscono due finestre sormontate da archi chiusi e incorniciate da motivi di linee orizzontali. L’ampia trabeazione avanzante è sorretta da quattro semicolonne di stile dorico sopra la quale si legge: “Orto botanico” in lettere azzurrate, intagliate su noce dall’artigiano Arcangelo Patrignani nel 1862. La facciata termina in alto con un cornicione sporgente sopra il quale un piccolo muro sorregge sei portavasi di ferro dove in estate vengono messe delle agavi. Al centro è situato l’arco d’ingresso chiuso da una cancellata in ferro battuto che introduce in un atrio convolta a botte completamente affrescato da Quinto Possenti nel 1861-62. I dipinti della volta raffigurano un susseguirsi di nubi e piccoli uccelli e vanno a fondersi con quelli delle pareti in cui l’autore ha riprodotto vari paesaggi; alcuni (ai lati della vetrata) rappresentano scorci di laghi con piccole imbarcazione affiancati da rilievi e dolci insenature. I dipinti lungo le pareti dell’atrio riproducono invece due paesaggi diversi; uno più mediterraneo con dolci colline circondate da alberi di caducifoglie e casette arroccate come si osserva nelle nostre campagne e l’altro più esotico con palme, agavi, yucche e nello sfondo si ergono alte montagne tra cui spicca, dietro un’insenatura d’acqua, la presenza di un vulcano in fase attiva. Una antica vetrata eseguita con un gioco di vetri colorati e uniti con sistema a piombatura introduce direttamente nella scalinata d’ingresso con una funzione di richiamo incredibile ed efficace per i suoi giochi cromatici brillantissimi specialmente quando vengono colpiti dal sole.

serra

vetrata


Ingresso visite

Questa piccola guida per la visita all’Orto botanico propone un percorsodidattico che inizia dall’entrata secondaria in via Scalette di S. Spirito, di fianco all’omonima chiesa, a 50 m. circa dall’entrata principale. Nella stessa via si può ammirare un’antica neviera, minuscolo locale posto poco più sotto all’entrata del giardino, oggi completamente restaurata e utilizzata nel ‘500 dai frati del convento di S. Francesco come deposito per la neve.


L’arboreto

Un piccolo cancello immette il visitatore immediatamente nella zona adibita ad arboreto. A sinistra di chi entra, a ridosso del muro di cinta, si susseguono una serie di piccoli spazi utilizzati per il deposito dei vasi e degli attrezzi da giardino con a lato tre vasche per la raccolta del fogliame e di altro materiale organico derivato dalla ripulitura del giardino. Queste vasche, di profondità variabile da uno a due metri, sono di grande interesse didattico per le scuole a dimostrazione, attraverso l’osservazione diretta, dell’importanza dei detritivori e microbivori specialisti coinvolti nei processi di decomposizione della sostanza organica morta. Seguendoil sentiero, sempre sulla sinistra di chi entra, si possono ammirare diverse piante ad alto fusto. Alcuni di questi alberi colpiscono per le loro dimensioni e soprattutto per la loro altezza dovuta alla stretta vicinanza che li ha obbligati nel tempo alla continua ricerca di luce. Tra questi: il leccio (Quercus ilex L.), l’acero (Acer pseudo-platanus L.), l’ailanto (Ailanthus glandulosa Desf.) il cipresso (Cupressus sempervirens L.) e il frassino (Fraxinus excelsior L.). Piccole aiuole irregolari, delimitate da stradini in mattone, accolgono alcune specie di sottobosco e piccoli cespugli di pungitopo (Ruscus aculeatus L.). Proseguendo in questo lato ci si immette nell’area antistante la serra “De Brignoli” dove è stato realizzato l’Hortus simplicium o ”Orto dei semplici” (anno 2007).


Serra del “De Brignoli”

La serra ottocentesca è un piccolo edificio, ben articolato e formato da un anomalo sistema a croce in cui l’asse longitudinale in direzione nord-est è più corto rispetto al transetto (est-ovest). L’edificio è in latterizio come la facciata ponendosi in gradevole sintonia con il paesaggio urbanistico circostante e a quello della piccola piazzetta di Sant’Andrea visibile nel retro dell’Orto per chi si affaccia dalle mura di cinta. La facciata della serra, rimaneggiata negli anni settanta, presenta, come tutte le serre delle vetrate, oggi rifilate in acciaio, in modo da creare all’interno di essa uno spazio il più possibile trasparente per ottenere maggiore luminosità interna. La parte retrostante è, al contrario,costituita da ambienti più piccoli, molto meno luminosi e più bassi rispetto al corpo centrale. E’ molto probabile che questi servissero soprattutto per deposito di attrezzie materiale da giardinaggio. La navata centrale è leggermente aggettante rispetto alle ali che, essendo inclinate, esaltano l’imponenza del corpo centrale. Quest’ultimo è arricchito da un piccolo timpano e da una cornice a dentelli che corre lungo tutta la facciata dell’edificio che appare quindi molto più ornata rispetto a quella posteriore munita di una semplice porta architravata e lunettata.

serra

Primo terrazzamento
Hortus simplicium

Questa zona, completamente ristrutturata e modificata nei primi del 900, è ampia e abbellita, nel centro, da una piccola vasca con alcune specie acquatiche: ninfee (Nymphaea alba L.), menta acquatica (Menta acquatica L.), miriofillo (Myriophyllum verticillatum L.), e il giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes Solms) quest’ultimo posto su due vecchi vasi. Da questo punto si può ammirare la lunga e imponente scalinata a tre rampe che porta all’ingresso principale dell’Orto e la serra realizzata nel 1813 dal De Brignoli e al cui interno trovano posto tutte le piante che non sopportano i freddi invernali e che solo nel periodo estivo vengono dislocate lungo i vialetti e le aiuole del giardino. Tutto lo spazio è utilizzato per la coltivazione e allo studio delle piante medicinali (i semplici) disposte in tredici aiuole, con bordura in bosso, e raggruppate secondo le proprietà e quindi all’uso che ne deriva (piante attive sull’apparato cutaneo, digerente, sul sistema cardio-circolatorio, nervoso, genito-urinario, respiratorio, piante con azione purgativa, antiparassitaria e insetticida. La possibilità di curare le malattie attraverso l’utilizzazione delle piante medicinali ha antichissime origini e la “materia medica”, se così possiamo chiamarla limitandola alle specie di uso più comune, è ancora oggi di grande fascino ed interesse. La realizzazione dell’Orto dei semplici fatta nel 2007 vede coronato un desiderio progettuale da tempo “in itinere” date le tradizioni storiche della nostra Università che fin dalle sue origini conferì titoli di studio in Medicina (la prima lettura pare risalga al 1564) e successivamente promosse l’istituzione di corsi universitari con materie mediche Ostetricia, Flebotomia, Farmacia, Medicina veterinaria alcuni dei quali oggi non più esistenti ad eccezione di quelli della facoltà di Farmacia (1860). Una cartellonistica aiuta il visitatore a documentarsi sulle origini storiche e scientifiche degli Orti dei semplici e della loro importanza, sull’uso delle piante presenti su ogni singola aiuola nell’ambito applicativo medicinale. Durante la visita di questo ripiano il visitatore potrà ammirare anche alcuni esemplari arborei di grande fascino: una Ginkgo biloba L., una Picea excelsa Link. e un cedro (Cedrus deodara G. Don fil.).

primo_terrazzamento


Secondo terrazzamento

Dal giardino dei semplici alcuni gradini, affiancati da due piccole vasche, immettono nel secondo ripiano. Sul lato destro è posta una vecchia pompa in ferro battuto, opera dell’artigiano Quinto Galvani (1849), che serviva per attingere acqua dalle cisterne sotterranee dell’Orto. Tutta la zona, è stata suddivisa fin dalle sue origini in aiuole rettangolari lunghe e strette che delimitano tanti piccoli sentieri cosi che il visitatore ha la possibilità di fiancheggiarle e osservarle. La disposizione delle specie erbacee ed arbustive, fatta secondo il sistema linneano, considerato allora uno dei più accreditati e innovativi sistemi di classificazione, fu poi modificata secondo le esigenze della coltivazione e delle condizioni climatiche locali. I cartelli più grandi indicano i nomi delle famiglie mentre i più piccoli, posti vicino a ciascuna pianta, quelli del genere e della la specie seguiti dal nome dell’autore che per primo le ha identificate. Per le specie indigene ed esotiche viene segnalata anche l’origine geografica. Interessante la cartellonistica di questo settore eseguita con vecchi metodi a testimonianza di un lavoro difficile e lungo che il giardiniere eseguiva dipingendo con vernice bianca il cartellino e scrivendo a penna con vernice nera i dati identificativi. Oggi questo settore è stato potenziato data l’importante funzione degli Orti Botanici come luoghi di educazione ambientale, di catalogazione e gestione delle collezioni, di discussione di nuovi metodi collegati alla conservazione delle piante rare e minacciate e quindi cardine fondamentale per la conservazione del patrimonio genetico vegetale (biodiversità). Questa realtà museale rappresenta quindi un supporto fondamentale per la nostra Università che possiede corsi naturalistici, geobotanici, ambientalisti presso la Facoltà di Scienze e Tecnologie. Troviamo aiuole dedicate alle famiglie delle Juglandaceae, Orchidaceae, Liliaceae, Iridaceae, Amaryllidaceae, Cyperaceae, Caryophyllaceae, Violaceae, Resedaceae, Cruciferae, Papaveraceae, Ranunculaceae, Berberidaceae, Musaceae, Commelinaceae, Araceae, Juncaginaceae, Graminaceae, Polypodiaceae, Urticaceae, Aristolochiaceae, Polygalaceae, Cistaceae, Chenopodiaceae, Hypericaceae, Rosaceae, Saxifragaceae, Phytolaccaceae, Dioscoreaceae, Crassulaceae. Le ultime aiuole poste in vicinanza dell’edificio del convento di San Francesco in posizione d’ombra e di forte umidità, ospitano la sezione dedicata alle felci interessante per affrontare temi che riguardano l’evoluzione nel mondo vegetale. Lungo i vialetti è possibile ammirare anche alcuni esemplari ad alto fusto: un frassino (Fraxinus excelsior L. var. pendula) un tiglio (Tilia heterophylla Vent.), una gledischia (Gleditschia triacanthos L.), una calliandra (Calliandra houstoni Benth.).


Terzo terrazzamento

Altri quattro gradini conducono nell’ultimo ripiano del giardino anche questo strutturato a sistema come il secondo. Qui troviamo specie appartenenti alla famiglie delle Araliaceae, Euphorbiaceae, Leguminosae, Labiatae, Malvaceae, Compositae, Solanaceae, Scrophulariaceae, Caprifoliaceae, Valerianaceae, Rubiaceae, Verbenaceae, Apocynaceae, Rutaceae, Punicaceae, Lythraceae, Umbelliferae, Asclepiadaceae, Geraniaceae, Primulaceae, Campanulaceae, Plantaginaceae, Oenoteraceae, Linaceae, Gentianaceae, Boraginaceae. Dislocati tra le aiuole troviamo: un vecchio tasso (Taxus baccata L.) e in particolare due piante di notevoli dimensioni: un faggio (Fagus sylvatica L.) e un liriodendro (Liriodendron tulipifera L.) che, per essere citate dal De Brignoli, risalgono all’epoca della fondazione dell’Orto. Questo ultimo ripiano termina con il muro di cinta che guarda verso via la Vagine; in estate sopra di esso viene collocata una piccola collezione di piante grasse.

III terrazzamento


Uscita

Tornando indietro e risalendo nel primo terrazzamento, si può ammirare la grande scalinata che porta all’entrata principale del giardino. Qui, sui bordi della scala, vengono collocate, nel periodo estivo, alcuni esemplari di palme e ciotole con diverse specie ornamentali. A circa metà scalinata, è visibile da un lato una zona a bambù (Bambusa mitis Schreber) e un antico pozzo datato 1636, dall’altro lato una vasca con esemplari di iris, ninfee ed altre specie acquatiche; tale vasca è affiancata da aiuole con varie specie erbacee e una piccola serra caldo-umida dove trovano collocazione alcuni esemplari di orchidee tropicali, una piccola collezione di Hoya, e altre specie. Il sentiero che fiancheggia tale serra riporta il visitatore all’uscita dell’Orto.


Attività attuale

Attualmente l’Orto botanico continua a svolgere la sua attività istituzionale nelle facoltà di Farmacia e Scienze e Tecnologie e si pone al servizio della società come realtà museale per educare e divulgare le tematiche naturalistiche con proposte didattico-culturali rivolte a scuole di ogni ordine e grado. Collabora con gli Enti provinciali, le Comunità montane, la Regione nella elaborazione di progetti e iniziative per la salvaguardia e il recupero della diversità vegetale minacciata sul territorio. La ricerca scientifica universitaria, che si svolge all’interno dei laboratori, ruota su diversi temi legati alla conservazione delle specie rare ed in estinzione presenti nel territorio provinciale, alla ricerca di nuovi principi attivi in campo farmaceutico e a quelli applicativi nei confronti dei prodotti locali di interesse agro-industriale. Annualmente viene pubblicato ”l’Index seminum”, ovvero un catalogo ordinato dei semi delle piante coltivate nell’Orto e distribuito a tutti gli Orti botanici del mondo per informazione e per permettere lo scambio dei semi.
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